Fortini · Lettera n. 1095
Franco Fortini a Giovanni Giudici, 3 novembre 1993
Caro Giovanni,
non sto a dirti quanto piacere mi abbia fatto la tua lettera. Ho passato alcuni mesi davvero molto brutti. Non sono ancora del tutto rimesso e il futuro non è sereno.
Ma ancora più piacere mi ha fatto il tuo libro ultimo che ho letto e che mi ha indotto a riprendere il primo volume Garzanti delle tue poesie. La mia impressione è che questo tuo libro sia molto bello. Mi ha commosso tutta la parte che riguarda "la casa nuova", che sembra recuperare alcuni motivi tra i tuoi primi.
Quando ho letto il finale di quella tua poesia dove parli di tua moglie, mi è accaduto un fatto non strano ma molto significativo. Al momento di passare dal sonno alla veglia ho avuto l'impressione di avere scritto io quei versi al fine di rappresentare (anche criticamente) Giovanni Giudici. Questo mi dava gioia grandissima. Ma appena un poco più sveglio mi rendevo conto, con sofferenza invidiosa, che quei versi non li avevo scritti io ma Giovanni Giudici medesimo.
[Mi sarebbe difficile immaginare un elogio più profondo e più sincero]
Mi scuso della brevità ma ho ancora difficoltà a scrivere a lungo. E sono costretto a dettare.
Ti abbraccia il tuo